20° ANNIVERSARIO DELL'ORDINAZIONE SACERDOTALE  DI PADRE FRANCESCO CARMELITA
(Napoli 2 aprile 1997 - Salerno 2 aprile 2017)

Il 2 aprile 2017, festa di S. Francesco di Paola, nella chiesa di S. Maria ad Martyres di Salerno alle ore 11:00, il parroco p. Francesco Carmelita  ha presenziato alla Solenne Cerimonia Eucaristica a ricordo del 20° anniversario della sua ordinazione sacerdotale avvenuta il 2 aprile del 1997.

Dopo l'ingresso processionale nella chiesa affollata come nelle grandi occasioni da fedeli festanti, p. Francesco, "in nigris", cioè col solo abito religioso, si è fermato al limite del Presbiterio, con le spalle rivolte all'assemblea, per indossare le vesti sacerdotali "coram populo", ossia al cospetto di tutti i fedeli.

Terminata la vestizione il Celebrante ha dato inizio alla celebrazione della Santa Messa, durante la quale si sono avuti momenti di intensa commozione, come l'omelia del vicario parrocchiale p. Salvatore, la processione offertoriale per portare all'altare l'ostia magna, il calice, il vino, l'acqua e il bastone da pastore, la danza sacra eseguita da quattro fanciulle con tunica bianca a esprimere l'offerta della nostra vita a Dio con tutto il corpo e l'offerta del sacerdozio che p. Francesco ha ricevuto da Dio 20 anni fa, gli auguri da parte dei bambini della parrocchia.
A conclusione della Messa, p. Francesco ha affidato tutta la comunità parrocchiale alla Madonna dei Martiri titolare della nostra parrocchia

Per comprendere il significato di questo rito è necessario riflettere sul senso del Battesimo. San Paolo, a proposito del Battesimo, usa esplicitamente l'immagine del vestito: "Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo" (Gal 31 27).

Ciò si compie proprio nel Battesimo: noi ci rivestiamo di Cristo, Egli ci dona i suoi vestiti. Non è un fatto esteriore, ma entriamo in una comunione esistenziale con Lui:l suo e il nostro essere confluiscono, si compenetrano a vicenda. Paolo, sempre nella Lettera ai Galati (212), afferma: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me", con il Battesimo Cristo indossa i nostri vestiti: il dolore e la gioia dell'essere uomo, la fame, la sete, la stanchezza, le speranze e le delusioni, la paura della morte, tutte le nostre angustie fino alla morte; e dà a noi i suoi "vestiti", cioè ci mette in condizione di " deporre l'uomo vecchio" con la condotta di prima e di "rivestire l'uomo nuovo", creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

Questa teologia del Battesimo ritorna in modo nuovo e si rafforza con l'Ordinazione sacerdotale. Come nel Battesimo viene donato uno "scambio dei vestiti", uno scambio del destino, una nuova comunione  esistenziale con Cristo, così anche nel sacerdozio si ha uno scambio: nell'amministrazione dei Sacramenti, il sacerdote agisce e parla "in persona Christi". Nei sacri misteri egli non rappresenta se stesso e non parla esprimendo se stesso, ma parla per l'Altro, per Cristo.

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Anche nei Sacramenti ciò che significa in generale l'essere sacerdote si rende visibile in modo drammatico; i sacerdoti pronunziando il loro "Adsum" (sono pronto) durante la consacrazione sacèrdotale intendono affermare: io sono qui perché tu possa disporre di me; si mettono, cioè, a disposizione di Colui "che è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi ... " (2Cor 5115). Essendo con Lui possono essere, come Lui, davvero "per tutti".

In persona Christi, nel momento dell'Ordinazione sacerdotale, la Chiesa ci ha reso visibile ed afferrabile questa realtà dei "vestiti nuovi" anche esternamente mediante il rivestirsi con i paramenti liturgici. In questo gesto esterno essa vuole renderci evidente l'evento interiore e il compito che da esso viene dato ai sacerdoti: rivestire Cristo; donarsi a Lui come Egli si è donato loro. All'atto esterno del rivestirsi dei paramenti liturgici, che si ripete in ogni Santa Messa, corrisponde i l'intima adesione del sacerdote, il suo "sì" al "rivestirsi di Cristo".

Il fatto che presbiteri stanno all'altare, vestiti con ii paramenti liturgici, deve rendere chiaramente visibile ai presenti e a loro stessi che stanno lì "in persona di un Altro". Gli indumenti sacerdotali, dunque, così come nel corso del tempo si sono sviluppati, sono una profonda espressione simbolica di ciò che il sacerdozio significa. Dalla spiegazione del significato dei vari paramenti si può comprendere l'essenza del ministero sacerdotale, il "rivestirsi di Cristo", il parlare e l'agire in persona Christi.

  • Ingresso processionale nell'aula liturgica.

  • Ingresso processionale del parroco "in nigris" (solo con l'abito religioso).

  • All’inizio della vestizione, il sacerdote si lava le mani a significare il passaggio dal profano al sacro

  • Camice,cingolo e stola evocano il vestito festivo che il padre donò al figlio prodigo tornato a casa cencioso e sporco. Con il vestito festivo donato dal Signore il sacerdote è degno di stare alla sua mensa.

  • Il sacerdote indossa la pianeta, la veste propria di colui che celebra la Santa Messa.
    La pianeta o casula rappresenta il giogo del Signore imposto ai sacerdoti.

  • Terminata la vestizione, il sacerdote incensa l'altare, la croce, l'icona della Madonna dei Martiri ...

  •  e la statua di S. Francesco di Paola

  • Un momento della Celebrazione Eucaristica: la lettura del Vangelo.

  • L'omelia di p. Salvatore, vicario parrocchiale.

  • La danza sacra a significare l'offerta della nosta vita a Dio con tutto il corpo.

  • I fedeli in um momento della Celebrazione Eucaristica.

  • Dopo la comunione, p. Francesco affida tutta la comunità parrocchiale alla Madonna dei Martiri.

  • Gli auguri a p. Francesco da parte dei bambini alla fine della Celebrazione.

  • Gli auguri a p. Francesco da parte dei bambini alla fine della Celebrazione.

  • Alla fine della Celebrazione p. Francesco rinngrazia e saluta i fedeli.

 


Parrocchia Santa Maria ad Martyres - Via Adriano Falvo, 2/1 - 84127 Salerno

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