7 giugno
SANT'ANTONIO MARIA GIANELLI
(Vescovo)

Antonio nacque nella frazione di Cerreta (Cerreia in lingua ligure), oggi compresa nel comune di Carro in provincia di La Spezia, da genitori contadini, ebbe cinque fratelli. Studiò, dal 1795, presso la scuola parrocchiale di Castello. La famiglia non aveva i mezzi per fargli continuare gli studi, ma la signora Nicoletta Assereto in Rebisso, ricca vedova e proprietaria dei terreni dove il padre lavorava come mezzadro, si offrì di accogliere il giovane in una sua casa a Genova e presentarlo come alunno esterno al seminario. Nel novembre 1807, all'età di 18 anni, fu ammesso al seminario di Genova al corso di Retorica.

Nel 1811 iniziò lo studio della Teologia dogmatica e morale e per proprio conto studiò sacra Liturgia e a settembre fu ordinato suddiacono ed ottenne il permesso di poter predicare. Il Cardinale Spina, arcivescovo di Genova, lo ordinò diacono nel marzo 1812. Il 24 maggio 1812 divenne sacerdote nella chiesa di Nostra Signora del Carmine in Genova, con una dispensa pontificia di 11 mesi non avendo ancora compiuto i 24 anni richiesti dalla legge canonica del tempo; poi si recò a Cerreta dove celebrò la sua prima messa. Venne inviato in aiuto al vecchio abate dell'antica chiesa di San Matteo in Genova, chiesa dei Doria, e nel febbraio del 1813 fu ufficialmente nominato vice-parroco della stessa chiesa.

Il 23 maggio 1814 entrò a far parte della Congregazione dei Missionari suburbani di Genova, dediti alle missioni popolari. Nel settembre 1815 e nei due anni successivi fu docente di retorica presso il collegio dei Padri Scolopi a Carcare, che allora rientrava nella diocesi di Acqui Terme e quindi facente parte dell'arcidiocesi di Genova.
Nel novembre 1816 assunse la carica di insegnante di lettere e di retorica presso il seminario arcivescovile di Genova e poi dal 1822 ebbe anche la carica di direttore di disciplina; qui rimase per 10 anni avendo come allievi tra gli altri il futuro Arcivescovo Salvatore Magnasco e Giuseppe Frassinetti.

Nel 1823 compose il suo primo scritto, un galateo ad uso dei seminaristi: Regole di civiltà e di buona creanza.
Il 21 giugno 1826 il Cardinale arcivescovo di Genova Luigi Lambruschini nominò Gianelli arciprete della parrocchia di San Giovanni Battista di Chiavari, ora nella Diocesi di Chiavari e Vicario di Foraneo del Levante e della Val di Vara, con 110 parrocchie, zona geografica dello spezzino, allora ancora compresa nell'Arcidiocesi di Genova e nel Dipartimento del Levante.

Nel novembre 1826, all'apertura del Seminario di Chiavari, fu nominato Prefetto degli Studi; vi insegnò teologia dogmatica, teologia morale, filosofia, italiano, latino e greco. Concentrandosi sulla preparazione del clero iniziò subito ad attuare una riforma nei seminari: fondò numerose Accademie per l'approfondimento della Sacra Scrittura, della teologia ascetica e morale; il 9 luglio 1827 istituì la pratica degli esercizi spirituali per il supporto alla formazione del clero; approvò l'istituzione delle "Signore della Carità", ramo femminile della Società Economica, fondata a Chiavari nel 1791, a cui si iscrisse sempre il 28 dicembre 1827, per lo sviluppo delle attività cittadine;
diede origine, verso la fine del 1827, alla Pia Opera Evangelica di sacerdoti secolari, sotto la protezione di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, detti "Liguoriani" e consacrati alle missioni rurali popolari.

Il 22 novembre 1833, su incarico del Cardinale Tadini di Genova, portò a termine la riforma del monastero delle agostiniane di Varese Ligure e operò nel frattempo come guida spirituale delle Clarisse.

Il 3 aprile del 1837 pose la prima pietra del Conservatorio. Fondò a Chiavari il 12 gennaio 1829 la Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto. La Madonna dell'Orto è la santa patrona della rivierasca cittadina ligure. Oggi queste religiose sono conosciute come Suore Gianelline. La congregazione fu creata inizialmente radunando un gruppo di giovani donne per l'opera all'Ospizio di Carità e Lavoro, allo scopo di formare maestre ed educatrici per l'assistenza delle ragazze abbandonate, ma poi il loro compito si estese anche ai poveri e agli infermi. Successivamente nel giro di pochi anni le "Gianelline" assunsero numerosi altri impegni, come la direzione degli ospedali di Chiavari, La Spezia e Ventimiglia; l'apertura di un educandato chiamato le "Fanciulle di Maria"; di scuole per ragazze indigenti, con l'apertura delle prime scuole materne in Italia. L'ordine verrà definitivamente approvato dal papa Leone XII il 7 giugno 1882. Accanto al Gianelli vi è una giovane vedova, Caterina Podestà, cofondatrice e prima Superiora Generale dell'Istituto, impegnata a far decollare la congregazione e svilupparla dapprima in Liguria poi a Piacenza ed in altri luoghi d'Italia e del mondo.

Nel febbraio 1838, mentre era impegnato in una missione popolare a San Bartolomeo della Ginestra, nei pressi di Sestri Levante, gli giunse la notizia della nomina all'episcopato di Bobbio, attualmente in provincia di Piacenza, ma a quel tempo, sotto la divisione di Genova ed appartenente alla Diocesi suffraganea dell'arcivescovado di Genova. Il 6 maggio 1838 venne consacrato vescovo della Diocesi di Bobbio a Genova dal Cardinale Tadini e prestò giuramento nelle mani del re Carlo Alberto.
Nell'novembre 1838, dopo un progetto durato un mese, radunò i missionari "Liguoriani" fondando la Congregazione missionaria, degli Oblati di Sant'Alfonso. Il 30 agosto 1839 furono approvate con decreto pontificio le Regole degli Oblati. Essi nel 1840 ebbero la loro sede nel Santuario della Madonna dell'Aiuto in Bobbio e si dedicarono alla direzione e all'insegnamento nelle scuole e nei Seminari, al Collegio di Santa Chiara e ad altre Missioni rurali e popolari. Tra i molti missionari Oblati vi fu Cristoforo Bonavino.
Nel 1841 giunsero a Bobbio anche le suore gianelline di Chiavari, la cui sede divenne la Chiesa di San Nicola con l'attiguo convento; esse iniziarono ad occuparsi dell'Ospedale e in seguito anche della scuola femminile di San Nicola. Attualmente il convento è sede anche della Casa di accoglienza ed è situato in Piazza San Colombano di fronte all'Abbazia. Nei quasi otto anni di permanenza a Bobbio don Gianelli compì altre due visite pastorali.

A 56 anni, nell'aprile 1845 comparvero i primi sintomi della tisi, non riconosciuta subito dai medici. Nel maggio si ritirò nella villetta di Fognano sulla riva destra del fiume Trebbia, dove parve ristabilirsi e volle riprendere l'attivita pastorale. La malattia durante l'inverno non gli diede tregua e nella primavera del 1846, essendo le sue condizioni peggiorate, su consiglio del medico, va a Piacenza, dove inizialmente ebbe un parziale miglioramento; ma il 7 giugno 1846 morì. Dopo i funerali in Cattedrale, il corpo fu posto nella cripta dei Sepolcri dei Vescovi, accanto a suoi predecessori.

In seguito le sue spoglie vennero trasferite nell'attigua cappella a lui dedicata, all'interno di un'urna traparente, sotto l'altare sempre nella cripta del Duomo di Bobbio.

(www.santodelgiorno.it)
Pubblicato il 07/03/2017